Nick Dicuonzo: da musicista e fotografo ad arbitro al “Sada” (4a parte)

‘Nick’ Dicuonzo, bravo suonatore di sax, con piacevoli trasgressioni nel canto e alle tastiere, uomo stravagante e affascinante, dalla parlantina sciolta e dolce, spesso con lo sguardo tenebroso che allora tanto piaceva alle donne, negli anni Settanta e Ottanta era allegro amico di pressoché tutti i giocatori del Monza. Oltre che allo stadio e sul campo d’allenamento, a partire da Tosetto, Buriani, Sanseverino e Beruatto (pure quest’ultimo patito della chitarra), li incontrava quotidianamente dopo le loro sedute di preparazione alle gare, al bar del Teatro Manzoni, alla ‘Chioccia d’oro’ o, più sovente, presso il Caffè di via Padre Reginaldo Giuliani, situato in faccia alla ex Inam, per anni, l’edificio della mutua per quasi tutti i monzesi e a poche centinaia di metri dalla sede biancorossa. Tosetto, soprannominato il ‘Keegan della Brianza’, era il suo preferito in assoluto sia per la facilità con la quale sapeva andare a segno sia per la goliardia e spregiudicatezza che sapeva sempre mostrare lontano dal terreno di gioco. Fantastiche le serate trascorse da Dicuonzo in sua compagnia e con altri biancorossi nel piccolo ristorante-pizzeria ‘La Cantina’, ex ‘Modoetia’, del glorioso portiere della Pro Victoria e dell’Atalanta Silvano Ronzullo. Il locale era ubicato dietro il Duomo e, quasi ogni sera, a parte il classico rifocillamento a base di pizza e spaghetti, lì succedeva di tutto, da sguaiati cori, accompagnati dall’immancabile sax del ‘Nick’ e dalle chitarre di alcuni giocatori, agli improvvisati spogliarelli di allegre fanciulle.

 

Il ritratto fatto dal giornalista Giancarlo Besana al poliedrico “Nick”

 

Di lui, così scrisse il collega Giancarlo Besana, nel contributo al libro ‘Nick’ Raffaele e i suoi 4037 scolari’: ’’Meccanico, manovale, piazzista alimentare, bidello con diploma magistrale, fotografo e reporter, corridore in bici, judoka, pugile, arbitro di boxe e più a lungo di calcio, soprattutto musicista: ‘Nick’ non si è fatto mancare nulla. Ha attraversato una Monza molto diversa da quella di oggi, più a misura d’uomo, più solidale e, del pari, forse più chiusa nelle sue tenaci, ottuse oligarchie. Più legata alle sue tradizioni, fin troppo ingessata nei rapporti umani di sicuro, assai più viva per imprenditorialità e voglia di imporsi nella corsa al benessere. La ricca, diffidente, scostante Monza della buona borghesia. La Monza dei ‘Commenda’, delle fabbrichette, delle botteghe artigiane, degli operai con la ‘schiscetta’, degli impiegati che, nella pausa pranzo, migravano dagli uffici per concedersi una proletaria, economica pizza al trancio da ‘Mauro’ in piazza Garibaldi, a due passi, vedi il caso, dalla scuola di ‘Nick’ che, della pausa pranzo, approfittava invece per inforcare la bicicletta. Per lui la bici è storicamente il mezzo di locomozione per antonomasia e ne ha sempre scandito la vita, fin da quando era bambino in Lucania. A Monza, poi, era d’obbligo pedalare fino al laboratorio fotografico del compianto Gianfranco Santi, per consegnare le sue foto da sviluppare ed eventualmente pubblicare sui periodici locali.” Oggi il settantaseienne reporter, sempre attivo come un tempo con la macchina fotografica e con il sax (ma anche con un variopinto camioncino per dare una mano ad alcuni mobilieri della Brianza), fa continuamente la spola tra la nuova casa monzese di via Giulini, dove si è trasferito nel 2017, e la vecchia abitazione di Novara ereditata della suocera, un tempo abile mondina nelle risaie piemontesi. Questo soprattutto per tener viva la memoria di famiglia, con la moglie Mariangela, splendida indossatrice negli anni Sessanta, e insieme ai figli Deborah e Antonio Cristian, quest’ultimo rimasto single e ancora domiciliato, nonostante l’età non proprio giovanissima, presso la casa dei genitori. Prossimo obiettivo di Raffaele Dicuonzo: scrivere, con l’aiuto di qualche amico giornalista, un nuovo libro autobiografico, seguito del precedente redatto con Luciano Mutti, con tutte le sue memorie e un’infinità di aneddoti. Tra le pagine del volume non mancheranno di certo pure le celebri foto, che un tempo i suoi alunni ammiravano sulla bacheca della scuola De Amicis, con l’amato ‘Nick’ al fianco di Vip come Califano, Niki Lauda, Ramazzotti, Leali, Regazzoni, Mazzola, Fred Bongusto e tanti altri personaggi del mondo della canzone e dello sport. Allo stadio ‘Brianteo’, diventato con l’avvento di Fininvest U-Power Stadium, il buon Nick, sempre sovrastato da impegni di vario genere, ultimamente ci va di rado, giusto per vedere qualche partita di Serie A dei biancorossi, ma non per scattare fotografie da vendere poi ai giornali. Ai cancelli lo lasciano passare mostrando semplicemente, come una volta, il tesserino di appartenenza all’A.I.A., sempre valido, nonostante l’età del beneficiario. I tempi dei servizi calcistici per lo Studio Santi, con successiva cessione in affitto a lui e a Fabrizio Redaelli del proprio laboratorio monzese di via Volturno, sono ormai lontanissimi e l’ex reporter, con molto fair play, preferisce lasciare sui terreni di gioco lo spazio ai giovani. Da attento spettatore, Dicuonzo ha visto però, il 6 febbraio 2023 in tribuna, Monza-Sampdoria, avvincente partita della ventunesima giornata di campionato di Serie A, finita 2-2 grazie al gol di Matteo Pessina su calcio di rigore nei minuti di recupero. Anche l’ex custode della Scuola De Amicis, allora, fece festa al termine di quel Monza-Sampdoria, partecipando in modo particolarmente sentito, ai festeggiamenti riservati dai tifosi a Matteo Pessina. Si scoprì poi che a dare impeto al buon ’Nick’ non era stata solo la prodezza dal dischetto del capitano, bensì un particolare affetto, dettato anche da legami famigliari e da lontani vincoli di parentela con il protagonista. Non a caso, la moglie di Nicola Raffaele Dicuonzo si chiama Mariangela Pessina.

 

(Fine quarta e ultima parte)

 

Enzo Mauri