Mimmo e Tagliabue, due super medici biancorossi (Seconda parte)

A vent’anni, prima di iniziare la carriera al servizio dei malati e degli infortunati, Danilo Tagliabue figurava, come attaccante, nel gruppo di ragazzi che militavano nel Calcio Monza. Il 3 giugno 1951, come tutti i monzesi, gioì per la prima promozione in Serie B della formazione biancorossa, allora guidata dal trainer Annibale Frossi, con presidente Giuseppe ‘Peppino’ Borghi. Traguardo questo, conquistato a fine stagione a Omegna, grazie ad una rete di Colombetti, su calcio di rigore ed al concomitante pareggio interno del Pavia, il più immediato inseguitore della squadra brianzola. Una volta sposatosi, il lanciatissimo ortopedico andò ad abitare, con la moglie Monica ed i suoi tre figli a Bergamo, in una bellissima villa incastonata tra Borgo Canale e San Martino della Pigrizia. La suntuosa residenza era il vanto di tutta la città. A fine secolo la vendette poi a un importante operatore nel settore della moda per una considerevole cifra e della cosa si occuparono diversi giornali.

 

Tagliabue, medico ufficiale del Monza dei giovani

 

Danilo Tagliabue fu anche medico ufficiale del Calcio Monza ‘in solitaria’, nella stagione di Serie C1 1986/’87, con presidente Valentino Giambelli, direttore sportivo Gianluigi ‘Gigi’ Maggioni e allenatore Antonio Pasinato. Nella stagione successiva, sempre con lo stesso ‘pres’, ma con Beppe Marotta direttore generale e Pierluigi Frosio nuovo trainer, a far crescere i nuovi promettenti innesti Antonioli, Pinato, Verdelli, Robbiati e Stroppa, a Tagliabue (per questioni di sempre più pressanti impegni ospedalieri) fu affiancato il collega Claudio Locatelli. A fine campionato, pur restando a disposizione in caso di bisogno, il professore lasciò quindi l’incarico fisso, continuando a seguire con passione le vicende della squadra biancorossa.

 

Giancarlo Besana, parcheggiatore improvvisato della “De Tomaso Pantera” del professore

 

Quando da Bergamo tornava a Monza, dove era nato, per vedere la partita casalinga in programma, al suo arrivo al ‘Sada’, per il parcheggio dell’auto, Tagliabue si affidava immancabilmente al sempre disponibile Giancarlo Besana, conosciuto nel periodo di militanza sulla panchina brianzola ed avvertito per tempo della sua venuta. L’illustre medico in quegli anni disponeva infatti di una potente e vistosissima De Tomaso Pantera color rosso fuoco, auto sportiva troppo impegnativa per essere abbandonata in sosta nel primo buco libero. Tagliabue, legato sempre più per lavoro e per affetto alla società biancorossa, giungeva per abitudine negli ultimi minuti antecedenti l’inizio della gara in calendario. Ad attenderlo e a far aprire dal personale di servizio il cancellone principale dello stadio, ci pensava proprio il noto giornalista di casa. Una volta accomodatosi nell’abitacolo e messosi al volante, Besana entrava pomposamente nello stadio e, tra gli sguardi stupiti dei tifosi, sistemava lo splendido bolide dietro la tribunetta scoperta più a nord, a fianco della tribuna principale, in prossimità dell’ingresso degli spogliatoi. Dopo una lunga pausa calcistica in campo, pur continuando a garantire al Calcio Monza la massima assistenza in caso di infortuni dei propri giocatori, ritrovammo l’affermato professionista brianzolo nel torneo 1995/1996 di Serie A, come coordinatore nello staff medico dell’Atalanta Bergamasca Calcio, presieduta da Ivan Ruggeri e come allenatore Emiliano Mondonico. Tornata nel massimo campionato, la formazione orobica alternava allora alti e bassi, tanto da raggiungere, a inizio dicembre dopo quattro vittorie consecutive, il terzo posto in classifica, per poi rendersi protagonista di una clamorosa striscia di risultati negativi, con sei sconfitte di fila e la zona retrocessione sempre più vicina. Nel prosieguo della stagione, però, la situazione migliorò e l’Atalanta poté posizionarsi stabilmente a centro graduatoria. Meglio andarono le cose in Coppa Italia, dove la squadra nerazzurra raggiunse la finale, per la terza volta nella propria storia, ma uscendone sconfitta dalla Fiorentina. Da segnalare, nel corso dell’annata della formazione bergamasca, il lancio di un paio di giovani di buone prospettive, Christian Vieri e Domenico Morfeo, a rete, sommando tutti i loro gol, ben 22 volte. Stroncato da un male incurabile, il ‘Chirurgo dei campioni’ morì a Bergamo il 28 settembre 2001, all’età di 70 anni.

 

Anche il dottor Mimmo tra le “Vecchie glorie” nel 2019

 

Per quanto riguarda Raffaele Mimmo, c’è da registrare che lunedì 26 marzo 2019 il medico sociale degli epici anni Settanta, quando la squadra brianzola sfiorava a ripetizione la Serie A, senza mai raggiungerla, era presente, al fianco di tanti “ex” biancorossi, in occasione della festa organizzata da Adriano Galliani al Ristorante Villa Reale, per ricordare le gesta delle ‘vecchie glorie’. Durante la serata, il dottore dell’ormai leggendario spareggio di Bologna contro il Pescara, non mancò di raccontare ai presenti, soprattutto agli incuriositi Cristian Brocchi e Filippo Antonelli Agomeri, rispettivamente allenatore e direttore sportivo biancorosso della stagione in corso, simpatici aneddoti che, del resto, l’Amministratore Delegato del Monza conosceva alla perfezione avendoli vissuti (proprio come molti altri partecipanti all’incontro) in prima persona.

 

Enzo Mauri

 

(Fine seconda e ultima parte)

 

Nella foto Caprotti: il dottor Mimmo insieme a Giovanni Cappelletti e Giorgio Vitali nel 1978 allo stadio Marassi di Genova.