
L’agonia infinita di un Monza senz’anima
Che altro dire…? Difficile trovare altre parole per commentare questa stagione del Monza, difficile avere anche solo la voglia di andare a vedere ancora questa squadra allo stadio o in televisione ben sapendo che tendenzialmente si resterà molto delusi. Volendo trovare un lato positivo potremmo dire che a Cagliari la squadra di Nesta non approccia nemmeno male alla partita, fa un buon giro palla, arriva anche abbastanza facilmente sulla trequarti ispirata a mio parere anche da una discreta prova, pur a tratti, di Castrovilli. Non segna, non segna mai del resto, e il problema del gol che non scopriamo certo oggi lo paga nella ripresa: il Cagliari va in vantaggio, rimontare per i nostri è impossibile nonostante la buona volontà, e il secondo e terzo gol sono quasi un inevitabile epilogo già visto e rivisto quest’anno. Criticare i singoli, la squadra, i cambi, sarebbe un po’ come sparare sulla Croce Rossa, l’ho fatto, l’abbiamo fatto tutti, farlo oggi non ha davvero più alcun senso.
Il “dico e non dico” di Alessandro Nesta
Ha molto più senso ascoltare le parole di Nesta dopo la partita che dice e non dice ma fa intendere che non esista più una società alle spalle, che si scoprirà forse solo a fine stagione o forse a fine stagione sapremo di “che morte morire”, sperando che questa frase resti solo simbolica e i figli di Silvio Berlusconi non decidano anche di renderla pratica, più di quanto non abbiano già deciso di fare in questa sciagurata annata. A noi resta la lunga fine di questa agonia, come un paziente attaccato ad un respiratore che sai non si risveglierà più ma in qualche modo non vorresti mai vedere andare, un po’ per egoismo, un po’ per sentimento, sperando che almeno la prossima settimana con il Como un mezzo miracolo o un briciolo di orgoglio ci regalino l’unica gioia di questa stagione o perlomeno ci preservino dall’ennesima figuraccia, quella che probabilmente sarebbe la più dolorosa.
Lorenzo Titaro
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