
Impresa di demolizioni AC Monza
Mancano circa 20 giorni a Pasqua, ma la “Via Crucis” del Monza, oltre a essere cominciata da un pezzo, sembra non aver più fine. Dopo l’ennesima batosta, questa volta a opera di un Cagliari volonteroso ma certo non irresistibile (e non potrebbe essere diversamente, data la sua classifica), la formazione biancorossa vede sempre più da vicino la prossima destinazione, quella serie B che a detta di molti tifosi è il nostro habitat naturale. Come cantava Bobby Solo tanti anni fa, “Non c’è più niente da fare… è stato bello sognare”. Sì, è stato bello, grazie a un signore chiamato Silvio Berlusconi che ha reso possibile tutto questo per noi, figli di un dio minore sempre sbeffeggiati ed etichettati come i tifosi di una squadra che “Non andrà mai in serie A”. Quel signore ha tolto la parola MAI dal nostro vocabolario e ci ha regalato l’emozione più bella, quella che tanti nostri predecessori anche illustri non hanno potuto vivere.
Restano solo macerie su macerie…
Ancora due mesi scarsi, e torneremo nel nostro habitat naturale. Lo faremo nel peggior modo possibile, in un assordante silenzio, “Il silenzio dei colpevoli”, parafrasando un film cult dei primi anni Novanta. MAI (e quella parola purtroppo torna a rimbombare nelle nostre teste…) si era assistito, nella storia dell’AC Monza, a una retrocessione così “annunciata”. Colpa di una politica societaria sconcertante e autolesionistica, un’impresa di demolizioni capace di radere al suolo in pochi mesi il meraviglioso “complesso” che ha visto la luce nel settembre del 2018. Nemmeno sette anni orsono, e sembra preistoria… Restano solo macerie su macerie, ma quel che è peggio, senza nemmeno l’ombra di un rimorso da parte di chi ha permesso che tutto questo potesse accadere. Con buona pace dei tifosi, tanti o pochi che siano, impotenti e disorientati di fronte a cotanto scempio. C’è solo da sperare che, in un improvviso bagliore di coscienza, prima o poi qualcuno abbia il buon senso di chiedere pubblicamente scusa.
Gianni Santoro