
Erminio Ferranti e “Nuccia” Galbiati: scatti da F1 al ‘Sada’ (4a parte)
Erminio Ferranti, nel corso della sua avventurosa vita, ha sempre avuto un debole per le belle signore dell’alta società, alcune attratte dal fascino del suo mestiere, vissuto spesso a stretto contatto con i vip, altre dal tenebroso sguardo del fotografo monzese. Lui, imperterrito, uomo interessante e piacevole, ma soprattutto intelligente, su questo curioso aspetto ci ha sempre scherzato sopra, sapendo che a casa c’era, immancabilmente, la ‘Nuccia’, la donna della sua vita, ad aspettarlo a braccia aperte. Una sera, come per gioco, lo ‘Zio Ermy’ arrivò persino a scorrazzare simpaticamente per le vie del centro di Milano, facendola sedere al suo fianco, sui sedili posteriori della grossa BMW di famiglia, un’affascinante e stravagante baronessa metropolitana, lasciando alla guida e spacciandolo per chauffeur personale, l’amico giornalista Carlo Gaeta. Al fido collaboratore non parve vero, una volta parcheggiata la sua scoppiettante Cinquecento a bordo strada, di poter condurre una macchina del genere, con tanto di nobildonna, pure carina, mollemente accomodata nell’abitacolo. L’Erminio, un titolo nobiliare non poteva di certo vantarlo, ma almeno, seppure improvvisato, l’autista sì! La moglie era a conoscenza di certe bravate del suo ‘Ammiraglio’, ma, per amore e per il quieto vivere, fingeva sempre di non sapere e di non sospettare nulla. Adesso la ‘Nuccia’ è reduce da una complicata operazione a un femore, resasi necessaria a seguito di una brutta caduta in casa. Alterna così la sua presenza nell’abitazione in centro a Monza, nei pressi del Ponte dei Leoni sul fiume Lambro, all’accogliente Rsa ‘I Fontanili – Sereni Orizzonti’ di Rodano, in provincia di Milano.
Emilia Galbiati, da pattinatrice mancata a fotografa da F.1.
’’Volevo diventare una brava pattinatrice – ci racconta Emilia Galbiati – e invece mi sono ritrovata apprezzata fotografa di F.1 ed esperta negoziante di macchine e di accessori fotografici. Avevo 16 anni, quando , sulla pista rettangolare di via Boccaccio, a Monza, m’innamorai dell’Erminio, diciottenne, abile giocatore di hockey a rotelle, che non perdeva occasione per fissarmi. Nei pomeriggi d’estate del 1957, con in mano gli scarponcini bianchi, appena comperati, mi proponevo sempre d’imboccare la porta degli spogliatoi dell’impianto per calzarli, ma, immancabilmente, trascinata dal fascino di questo giovane e piacente sportivo, finivo per prendere la strada della vicina Villa Reale, per romantiche passeggiate in mezzo al verde. Così il mio pattinaggio non è mai progredito e, ben presto, mi sono ritrovata fidanzata e, dopo otto anni, moglie di quel bel monzese dallo sguardo penetrante. Diverso il discorso con il mondo della fotografia, nel quale, seguendo la passione del mio compagno, mi sono vista subito immersa. Tra macchine e obiettivi mi sono trovata immediatamente a mio agio. L’apertura del negozio e l’intensa esperienza maturata sulle principali piste di tutti i continenti hanno fatto il resto. Con l’Erminio, in quasi 60 anni di matrimonio, ho trascorso una vita a duecento all’ora, senza un attimo di tregua, con infinite sorprese, alcune piacevoli altre tremende, mai con banalità e noia, sempre con fantasia, passione e trasporto. Un’esistenza, la mia e la sua, di grande visibilità, dedicata incondizionatamente alla fotografia. Grazie a questo affascinante lavoro, ho avuto modo di scoprire, in giro per il mondo, un’infinità di posti fantastici e di conoscere persone splendide, alcune anche molto importanti. Negli anni Settanta e per diverse stagioni della F.1, con la cara amica concittadina Margherita Bestetti, pure lei fotografa, oltre che insegnante di matematica al liceo, grazie ad una felice idea di mio marito subito presa in considerazione in Giappone, sono stata la donna immagine della Canon, la nota multinazionale nipponica di prodotti ottici. In occasione delle premiazioni di fine gara, agghindata con il classico giubbino biancorosso della Casa fotografica e con moderni pantaloni bianchi a zampa d’elefante, apparivo, così, a fianco dei piloti sui podi di quasi tutti i gran premi. Per la gioia dello sponsor venivo, quindi, immancabilmente, ripresa dalle telecamere, entrando, così, come personaggio famigliare, in tutte le case. Ho operato con la macchina fotografica prevalentemente negli autodromi, ma per circa un quinquennio, nella parte centrale degli anni Settanta, pure al ‘Sada’ per riprendere le fasi principali delle partite casalinghe del Monza. Mi ricordo che ero affascinata dal modo di giocare dei vari Buriani,Tosetto, Braida e Sanseverino, nonché dalle parate di Terraneo. Ma il calciatore che mi piaceva di più era, indubbiamente, Paolo Beruatto, un vero figo! Ai tempi ero l’unica donna in campo a fare fotografie e Alfredo Magni, uomo distinto e molto galante, non mancava mai, all’uscita dal tunnel degli spogliatoi, prima di sedersi in panchina, di salutarmi e farmi i complimenti.”
Allo stadio Sada, nel giugno 1976, le foto della festa per la promozione del Monza in serie B
“Nel giugno 1976, ripresi allo stadio Sada la festa per il ritorno in Serie B dei biancorossi, dopo tre stagioni di purgatorio, con la felicità per aver raggiunto la ragguardevole quota di 58 punti, grazie alla miglior difesa del campionato, con solo 20 reti subite e al più prolifico attacco, a segno ben 54 volte, con due realizzatori in doppia cifra, Sanseverino e Tosetto, autori rispettivamente di 13 e di 12 gol. Adesso quasi tutte le fotografie mie e dell’Erminio, a seguito di una precisa volontà della nostra famiglia, sono conservate alla Biblioteca Civica di Monza, a disposizione dei cittadini desiderosi di fare un tuffo nel glorioso passato della loro città. A me è rimasta, sul telefonino solo la sequenza del passaggio, per le vie del centro, del pullman biancorosso, con i giocatori e l’allenatore Stroppa festanti per la prima promozione in serie A della storia della formazione brianzola, conquistata la notte del 29 maggio 2022 a Pisa. Io, con le lacrime agli occhi, li ho ripresi dal Ponte dei Leoni, a pochi metri dalla mia abitazione. Un modo singolare, ma estremamente significativo, per chiudere una carriera da fotografa, iniziata, felicemente, una sessantina di anni fa.’’.
(Fine quarta e ultima parte)
Enzo Mauri
Nella foto: i coniugi Ferranti con Arturo Merzario.