
Erminio Ferranti e “Nuccia” Galbiati: scatti da F1 al Sada (3a parte)
Erminio Ferranti morì nel pomeriggio dell’8 ottobre 2019 all’ospedale San Gerardo di Monza, dove era stato ricoverato in mattinata per un improvviso malore, dopo alcuni anni di pesante malattia, corroso dall’insanabile dolore per la perdita del figlio ventiduenne Lorenzo, vittima, il 21 agosto 1990, di un drammatico incidente stradale a Vedano al Lambro (in sella ad una nuovissima motocicletta Honda, regalatagli dal padre, il giovane, che aveva già iniziato a collaborare con papà nel mondo della fotografia, seguendo, nel 1985, anche i campionati mondiali di sci in Valtellina, tamponò violentemente una vettura prima della curva della strada provinciale che costeggia il Parco e volò pesantemente sull’asfalto, cessando di vivere poche ore dopo il ricovero nel vicino nosocomio). Esattamente diciotto anni dopo le esequie di Vittorio Brambilla, il Duomo di Monza, gremito di gente, ospitò, quindi, anche la cerimonia funebre dell’ ‘Ammiraglio’, uno dei più cari amici del vincitore del G.P. d’Austria di F.1 del 1975, testimone fotografico di mille imprese sportive e compagno di altrettante goliardate in centro città e nei paesi limitrofi con le maxi moto degli anni Settanta o, al ‘Bar di Stupid’, tra una stecca di biliardo ed un mazzo di carte.
Il giornalista Carlo Gaeta tratteggia con maestria la figura dell’amico fotografo
“Lo ‘Zio Ermy’, personaggio leggendario nella leggenda di Monza – lo ricorda l’amico di una vita, il nostro collega Carlo Gaeta – se n’è andato, dopo un lungo ed irto calvario, lasciando nello sgomento tutti gli appassionati di motori, gli amanti, come lui, del ‘rosso’, il suo colore preferito, quello che caratterizza, oltre alle macchine della Casa di Maranello, il marchio di fabbrica ‘Foto Ferranti’. Rossa, neanche a dirlo, era anche quella splendida Ferrari che per anni ha tenuto in comproprietà e guidato per le strade della Brianza. Un finale di esistenza bastardo, che un uomo brillante e generoso come lui non avrebbe di certo meritato. Per me Erminio Ferranti è stato qualcosa di più di un caro amico fotografo, del semplice ‘Ammiraglio’ conosciuto da tutti, del simpatico e incontenibile viveur che gli amici ed i colleghi apprezzavano, abusando, ahimè, spesso della sua bontà e della sua generosità. Fortuna vuole che anch’io ho potuto seguirlo per qualche anno nelle sue peripezie da impenitente guascone, capace di infilarsi nelle gambe del diavolo pur di scattare una foto. Erminio era uno smargiasso dall’animo buono, pronto immancabilmente a regalarti qualcosa. Uno che si era fatto da solo, arrampicandosi dove gli altri non riuscivano ad arrivare. Sempre a caccia di scoop e di vita da assaporare. Vivace, solare ed elegante. A modo suo, un artista. Passava dalla fotografia alla musica, dall’armonica (sua altra grande passione) al canto, come nulla fosse. Così, dopo le foto di un campione o di un omicida, te lo potevi tranquillamente ritrovare al night, anche a cantare con lo pseudonimo di ‘Johnny’. Poi, dopo la morte drammatica e improvvisa dell’adorato figlio Lorenzo, che gli aveva spezzato il cuore e spento d’un botto vivacità e sorriso, si era chiuso e rifugiato in riva al lago, nei pressi di Bellagio, ma, pure lì, aveva trovato il modo di farsi riconoscere per le sue trovate e la sua voglia di fare e disfare, in perenne agitazione e movimento. La sua barchetta, tappezzata di adesivi dell’Autodromo e delle Case di F.1, i locali se la ricordano ancora, ormeggiata alla Punta o, in movimento, al ritorno dalle battute di pesca. Erminio Ferranti, uno dei re della Monza Anni 70/80. Giacca bianca, camicia di seta rossa, pantalone nero, cintura bianca, Rolex Daytona al polso, appoggiato alla sua macchina del Cavallino: una foto che sintetizza il suo outfit preferito e dà bene l’idea di questo personaggio. Esagerato forse, vivace sicuramente, galante pure, ma sempre genuino, generoso e disponibile, con tutti. Vero e buono. Un autentico Signore. Nel suo negozio di via Pesa del Lino passava il variegato universo locale. A partire dai giornalisti, dagli appassionati di fotografia, di motorismo. E non solo. Belle donne, poi, come se piovesse! Un’epoca che non ritornerà più, bruciata dalle fotocamere digitali, dagli smartphone e dai social. Troppi ricordi belli si affollano nella mia mente. Tante zingarate e tante goliardate. Come quando gli facevo da autista, a bordo di quel transatlantico che era la sua BMW, in giro per Milano a consegnare foto alle redazioni dei giornali, quella del quotidiano Il Giorno in primis.’’.
Commissario del parco super premiato
Tra una foto e l’altra, a conferma di una gran voglia di realizzare progetti e di mettersi bonariamente in mostra, Erminio Ferranti fece sorgere in Brianza un’associazione di fotografi sportivi, istituì un premio giornalistico e fotografico e, dopo aver compiuto da poco i cinquant’anni, ricoprì per un biennio, nel ‘91 e ‘92, la carica di Commissario del Parco. Nella sua carriera ricevette tanti riconoscimenti, dal primo premio in un importante concorso, grazie a una stampa del pilota monzese Tino Brambilla, dal titolo ‘Ultimo consiglio’, al Premio Confartigianato Motori del 1987, consegnato da Alfredo Grandi, responsabile dell’Ufficio Comunicazione e Immagine dell’Autodromo, al fianco di Michael Schumacher, ai trofei conquistati nell’ambito delle varie edizioni della Fiera di Monza. Tanti anche gli amici, sempre disponibili, per trascorrere in gruppo allegre serate all’insegna dei motori, ma anche della buona musica. ‘L’Ammiraglio’ aveva tanti colleghi e conoscenti pure allo stadio Sada, dove la domenica pomeriggio, quando il Monza giocava in casa le sue partite di campionato, la moglie ‘Nuccia’ era spesso di scena per fornire poi, al quotidiano Il Giorno e ad alcuni settimanali locali tramite il marito, le fotografie delle fasi salienti delle varie gare. La raggiungeva, immancabilmente, a partita in corso e si posizionava, di preferenza, nelle zone di bordo campo meno affollate dagli altri reporter, giusto per fare, in tutta tranquillità, gli scatti più artistici. Prima però, faceva un salto nei pressi della porta occupata dall’estremo difensore avversario per avere dall’amico e collega Danilo Recalcati, strategicamente appostato, le ultime informazioni sui giocatori biancorossi schierati in campo, ma anche per commentare brevemente con lui, grande appassionato di motori, la presentazione degli eventi in programma all’Autodromo nei fine settimana successivi.
(Fine terza parte)
Enzo Mauri