
Andrea Cremonesi e le radiocronache dal “Sada” con il telefono grigio della Sip (3a p.)
“Nel 1989, quando ero ancora aspirante collaboratore fisso e in attesa di partire per il servizio militare – prosegue nel suo racconto Andrea Cremonesi – scrivevo saltuariamente sulla pagina ‘Gazzetta Milano’ brevi articoli sulle partite della formazione ‘Primavera’ dell’AC Monza. Poi, una volta tornato definitivamente in Brianza e lasciata la divisa degli Alpini, mi alternai, da assunto alla ‘rosea’, con il corrispondente da Monza Paolo Corbetta, per riempire di articoli le stesse pagine del giornale, ma, finalmente, seguendo insieme, lui da casa, io dalla redazione milanese, la prima squadra biancorossa. L’amico monzese passava alla ‘Gazza’ un’infinità di ‘pezzi’ e io mi occupavo di trovarne l’adeguato collocamento e il giusto risalto, oltre ad aggiungere i miei personali. In quel periodo ero riuscito a creare un buon rapporto anche con Giuliano Terraneo, uno dei miei portieri preferiti, divenuto, frattanto, direttore generale della società biancorossa.
La maglietta biancorossa con il logo della Philco, in regalo da Giuliano Terraneo
Un giorno, al termine delle nostre abituali quattro chiacchiere sulla squadra di casa, mi chiese di seguirlo e mi condusse in una stanza del ‘Monzello’. Con mio grande stupore e infinito piacere tirò fuori da un armadietto una maglia del Monza con il logo dello sponsor Philco sulla parte anteriore e me la regalò. Prima della consegna, però, si mise a trafficare in un angolo su una specie di torchio fino a stampare sul retro il numero 2. Quell’indumento, davvero bellissimo e storico, lo conservo ancora oggi gelosamente in un armadio di casa mia, come una reliquia. Ai tempi ero diventato amico pure di Rocco Cotroneo, mediano biancorosso di lungo corso in Serie B. A tal proposito ricordo lo stupore e la rabbia che il giocatore spesso mi manifestava per il tifo troppo tiepido e staccato rivolto, quasi sempre, dagli sportivi brianzoli alla squadra di casa. Una volta, incazzato di brutto, mi disse: ‘Qui a Monza, anche se si perde, non succede mai niente. Al sud, se esci battuto per tre partite di fila, finisci per arrivare in campo senza toccare terra. E vuoi sapere come mai? Semplicissimo, perché ti farebbero volare in aria, a continui calci in culo, dall’uscita degli spogliatoi sino al terreno di gioco”. Rocco, un personaggio incredibile, dalla simpatia unica! Nella stagione 1991/1992, il giorno della promozione del Monza tra i ‘cadetti’, frutto di un sudato secondo posto finale in classifica con Giovanni Trainini in panchina (subentrato l’anno prima a Franco Varrella a campionato in corso e vincendo la Coppa Italia Serie C), mi capitò un simpatico episodio. In poche parole la sera, in un clima di grande euforia in città, mi ‘imbucai’, al fianco del collega Paolo Corbetta, nella pizzeria dove la squadra stava festeggiando il prestigioso traguardo raggiunto. Ricordo che, insieme ai giocatori, all’allenatore e ai dirigenti, cenammo in allegria, partecipando attivamente anche ai cori intonati dai presenti. Ci ritrovammo poi, al termine della serata, anche con il pasto molto gentilmente offerto dall’AC Monza. Io e il collega Paolo approfittammo della circostanza per scrivere, per La Gazzetta dello Sport, un simpatico ‘pezzo’, praticamente in diretta dal locale, tra i piatti serviti e e i calici di spumante che si alzavano verso l’alto in segno di giubilo. Trainini, che conoscevo dai tempi dei miei primi articoli sulla formazione ‘Primavera’ e al quale mi univa un profondo sentimento di affetto, quella sera sorrideva compiaciuto in silenzio, quasi a volersi estraniare per lasciare tutta la scena ai suoi ragazzi, a suo dire i veri protagonisti dell’impresa.’’. Andrea Cremonesi, per il quotidiano milanese La Gazzetta dello Sport amava scrivere sia di motorismo che di calcio, con una certa predilezione per il Monza, visto che lui, pur tifoso nerazzurro, era nato in Brianza e con le vicende dei biancorossi aveva iniziato la sua carriera giornalistica. ‘’Lavoravo presso la redazione delle pagine locali milanesi – spiega il giornalista monzese – e mi dividevo tra i ‘pezzi’ di servizio e quelli di colore che, però, il lunedì non uscivano per una regola editoriale. Essendo quindi libero la domenica da questi soliti impegni quotidiani, il giorno di settembre del 1991, con in calendario la disputa del G.P. d’Italia di F.1, venni momentaneamente inquadrato, a sorpresa, nella redazione motori che, dopo non troppo tempo, sarebbe diventata la mia seconda casa, la prima in via Solferino a Milano. Pino Allievi, un vero maestro, a capo di tutto ciò che concerneva il mondo delle quattro ruote alla ‘rosea’, quel giorno mi riservò un servizio di quelli tosti, da far tremare le mani oltre che le gambe: seguire la gara monzese a fianco di Juan Manuel Fangio, il più vittorioso campione del mondo di F.1 (almeno sino all’avvento di Michael Schumacher), riportandone i commenti per il giornale. Per la Ferrari si trattò di una prestazione incolore, con Jean Alesi, al suo esordio a Monza al volante della ‘rossa’, che terminò la corsa ritirandosi al ventinovesimo giro, nella via di fuga della prima variante, mentre nelle prove di qualificazione aveva spiccato il sesto tempo, dietro al suo compagno di squadra e prima guida Alain Prost e davanti a Michael Schumacher sulla Benetton-Ford. In gara, andò decisamente meglio al francese della Casa di Maranello, terzo al traguardo, dietro al vincitore Nigel Mansell su Williams-Renault . Per l’occasione Juan Manuel Fangio, al mio fianco per tutta la durata della corsa, come da accordi con Pino Allievi, fu davvero clemente verso il ‘Cavallino rampante’. Si limitò a giustificare il deludente comportamento di Alesi, con l’inesperienza mischiata all’eccessiva voglia di fare bene sulla pista di casa, davanti ai propri tifosi, pur disponendo di una monoposto con evidenti problemi motoristici. Io riportai fedelmente tutto sulla ‘Gazza’ e il mio capo fu pienamente soddisfatto.’’.
(Fine terza parte)
Enzo Mauri
Nella foto: Andrea Cremonesi presso la redazione della “Gazzetta”.