
Anatomia di una caduta verticale
Il Monza è retrocesso in Serie B; speravo di non scriverlo mai, credevo di doverlo scrivere a maggio come scrissi già dopo la sconfitta interna con il Genoa, non immaginavo di scriverlo alla fine del girone di andata di questo campionato concluso con la miseria di 10 punti in classifica e una fortunata, casuale vittoria a Verona. Potremmo stare qui a commentare una partita al limite del vergognoso o forse oltre questo limite, ma poi per cosa? Per ricordarci i doppi passi inutili, il fatto che non abbiamo fatto un tiro in porta o che non siamo riusciti a fare 4 passaggi consecutivi? Potremmo anche commentare le dichiarazioni lontane dalla realtà di un allenatore che in serie A ha solo perso, 8 su 8 (altro che miracolo Verona, il miracolo Verona lo fece Zaffaroni qualche anno fa) e che si gode un insensato, come tanti altri, contratto pluriennale che ha il solo scopo di preparare la prossima stagione in cadetteria, o quelle al limite dell’assurdo di Birindelli che dice “Avevamo la sensazione di poter far sempre male al Cagliari”…
Paghiamo a caro prezzo la mancanza di idee
Beati voi ragazzi, perché noi non abbiamo visto un tiro in porta, non abbiamo visto un cross decente, in particolar modo proprio da Birindelli che avrà tanta corsa, tanto cuore, ma i piedi… Me la prendo con lui, ma certo potrei metterci tutti o quasi in questa lista, tranne Bondo, che infatti si becca gli applausi all’uscita dal campo di tutto lo stadio. Esistono le categorie in tutto, esistono le categorie tra i giocatori, tra gli allenatori, anche tra i dirigenti: quando hai i milioni da spendere in serie B per comprare tre squadre che poi per anni fai fatica a smaltire, beh è un po’ più facile vincere. Così come quando li hai in Serie A e puoi comprare tanti giocatori, magari qualcuno buono sboccia e lo rivendi. Ma quando i milioni finiscono, allora ci vogliono le idee, serve uscire dalla zona di comfort, serve andare a scovare ragazzi bravi con tre spicci, magari puntare su allenatori che sono un’intuizione, come Palladino, senza ripiegare sugli stessi nomi che ti porti appresso per riconoscenza da anni. Certo poi però servirebbe una società che da sicurezza perché nulla è più importante di questo: dove le società sono solide, hanno un’idea di futuro a lungo termine, allora si fa calcio, allora la gente viene e non ricevi infiniti rifiuti come successo questa estate. Non a caso il nostro top player in questi anni è stato sempre e solo uno, di nome Silvio, di cognome Berlusconi.
Silvio, un vincente nato
Un uomo vincente, non sempre, non in tutto, ma in grado di vincere tante sfide e di mascherare quelle che non è riuscito a sostenere. Anche questa è una virtù. Sicuramente un uomo che in ambito sportivo non ha avuto eguali riuscendo dove nessuno era riuscito prima, al Milan, al Monza, in Italia. Certo è riuscito dove i figli per volontà e sicuramente capacità non riusciranno mai e che indiscutibilmente non avrebbe mai permesso una fine del genere all’ennesimo suo grande sogno. Troppo ghiotto ora il paracadute per la retrocessione in Serie B, troppo ghiotta l’occasione di lasciar scadere mega contratti pluriennali o vendere gente che costa in maniera sproporzionata per le qualità che ha… Per questo si fa un contratto di 3 anni a un allenatore come Bocchetti invece che prendere un Ballardini per 6 mesi, per preparare la strada per il prossimo campionato. Chi vi parla si è cuccato la Serie B di Giambelli, poi la ‘C’ con Begnini, infine la caduta in ‘D’ grazie, negli anni, ai vari Seedorf, Armstrong e compagnia cantante; ha amato Colombo, ha idolatrato Berlusconi per il sogno della Serie A per cui sarò sempre grato a lui e solo a lui. Certo non cambierà il tifo in base alla categoria, non cambierà la passione perché, in fondo, bisogna ricordarsi sempre da dove si viene per godersi quello che si sta vivendo, ma è importante sempre e comunque viverlo con orgoglio, fino all’ultimo, senza mollare di un centimetro. Mancano 19 partite, salvarsi è impossibile o quasi, ma lasciare la categoria con dignità “sputando sangue” è il minimo richiesto per essere ancora amati e ricordati, magari lanciando qualche giovane di valore, magari facendo capire che anche se il futuro è incerto, anche se molti l’anno prossimo non saranno qui, per tutti il Monza è l’unica cosa che si ha nel cuore oggi.
Lorenzo Titaro