
A Nesta manca il coraggio di osare
Come cantava Francesco De Gregori nella sua celeberrima “La leva calcistica della classe ‘68”, un giocatore lo vedi dal coraggio (oltre che dall’altruismo e dalla fantasia). La domanda che ci poniamo è questa: si potrebbe dire la stessa cosa di un allenatore e, nella fattispecie, di Alessandro Nesta? Il tecnico romano è stato un grandissimo calciatore e non si può certo dire che nella sua luminosa e vincente carriera non sia stato coraggioso.Okey, ma da allenatore? La nostra risposta al momento è NO. Non vuole essere una critica ma solo una considerazione, alla luce delle scelte perpetrate (o meglio, non perpetrate) dall’allenatore in corso d’opera. Il Monza è ultimo in classifica e lo sarà in ogni caso anche dopo la partita di stasera se il Venezia non dovesse perdere contro il Lecce. Contro il Torino è opinione diffusa (e condivisibile) che la squadra biancorossa abbia perso una grandissima occasione per risollevare classifica e morale in vista dell’attesissimo match di sabato a Como. In un altro momento il pareggio contro i granata sarebbe stato accolto come un ottimo risultato, ma vistigli attuali problemi della formazione piemontesi cresce il rammarico per non aver saputo osare di più (a parte i madornali, cronici errori sottoporta).
La mancata capacità di saper “leggere” le partite
E quindi entra in ballo Nesta, con i suoi cambi con il contagocce e la mancata capacità di saper “leggere” le partite. Ieri due soli cambi, appunto, a fronte dei cinque consentiti. Perché? Non è certo la prima volta che il mister si comporta in questo modo, e la domanda di tifosi e stampa appare scontata. Perché? Forse non c’è fiducia nei possibili “subentranti”? O cos’altro? Sicuramente la panchina non è “lunga” e “ben assortita”, complici i tanti infortuni, ma a cosa dobbiamo addebitare le scelte di Nesta? Ieri il primo cambio (Vignato per Maldini) è avvenuto al minuto 68, il secondo al 42° con tre minuti da giocare più il recupero (Caprari per D. Mota). In genere a ‘3 dal termine un allenatore mette dentro un difensore al posto di un attaccante a salvaguardia del risultato fin lì acquisito, viceversa se vuoi provare a cambiare il corso alla partita un attaccante per un altro attaccante lo metti dentro prima. Ecco perché certe scelte ci convincono sempre poco, e sempre meno. Un’ulteriore domanda, infine, è altrettanto impegnativa, ma lasciamo che a rispondere siano i tifosi, in cuor proprio: il Monza, perlomeno “questo” Monza, è in grado di cambiare decisamente il proprio ruolino di marcia? E se sì, come…?