Erminio Ferranti e “Nuccia” Galbiati: scatti da F1 al Sada (1a p.)

Per raccontare l’avventurosa vita di Erminio Ferranti, notissimo fotografo monzese, classe 1939, per tutti ‘L’Ammiraglio’, solo per gli amici più intimi ‘Lo Zio Ermy’, non basterebbe un libro di mille pagine. La sua storia, ricca di curiosi ed inaspettati episodi, con incredibili vicende capitategli nel mondo del Motor sport, ma anche in quello della cronaca di tutti i giorni, per le strade della città alla ricerca di scatti da trasmettere ai più diffusi quotidiani e periodici nonché alla Rai è ormai leggendaria. Allo stadio Sada, negli anni Settanta, si faceva vedere saltuariamente, giusto per assistere la moglie Emilia Galbiati, familiarmente chiamata ‘Nuccia’, oppure ‘La Capitana’ dagli irriverenti amici e dallo stesso marito, per il suo piglio nel comandare tra le mura domestiche. Lei era impegnata in modo più assiduo a bordo campo, per fornire al quotidiano Il Giorno e ad alcuni settimanali di casa le fotografie della partita interna di turno del Monza.

 

Una mostra alla Galleria Civica e un libro per onorare il grande fotografo monzese

 

Nel settembre 2016, per festeggiare i cinquant’anni di professione in campo sportivo di Erminio Ferranti, alla Galleria Civica di Monza fu allestita un’interessante mostra fotografica, con il contributo del collega Franco Bossi e sotto la regia dell’amico giornalista Carlo Gaeta, attuale collaboratore di Monza Gol. All’inaugurazione della bella rassegna non mancarono tanti amici, parecchi rappresentanti della carta stampata, il sindaco d’allora Roberto Scanagatti con alcune autorità locali, ma anche due piloti storici quali Arturo Merzario e Nando Cazzaniga, da lui ripresi in pista tante volte in passato. Per tutta la durata della cerimonia ‘Lo Zio Ermy’, già molto claudicante per la sua devastante malattia, rimase stoicamente in piedi senza l’aiuto del bastone, in impeccabile giacca bianca, pantaloni neri e camicia rossa dal colletto candido, in un gioco di colori in perfetta sintonia con capelli e baffi quasi dorati. L’esposizione, molto propagandata e sentita, fu accompagnata da una testimonianza scritta, un piccolo progetto editoriale de Il Cittadino di Monza e Brianza, con testi e coordinamento a cura di Marco Pirola, attuale direttore proprio dello stesso giornale. ‘Monza, il lampo e la storia – Mezzo secolo di Autodromo nelle migliori foto di Erminio Ferranti’, questo il titolo della pubblicazione fotografica di un’ottantina di pagine formato quadro abbinata al numero in uscita in edicola, in quel momento, del bisettimanale monzese. In copertina una foto emblematica, forse la più pubblicizzata e, da alcuni invidiosi, malignamente chiacchierata per un presunto aiuto del computer (per altro mai dimostrato) nella realizzazione. Nella suggestiva inquadratura si scorge un fulmine che, proprio sopra la prima variante della pista monzese, squarcia le nubi al passaggio delle monoposto sgranate, in occasione delle prove di qualificazione del 79° Gran Premio d’Italia di F.1 del 2008, in un sabato pomeriggio buio e caratterizzato da una pioggia torrenziale. Per decenni, nel secolo scorso, il noto fotografo brianzolo, con la sua inseparabile Canon al collo, è stato il Re incontrastato dell’Autodromo, ma anche apprezzato divulgatore di immagini delle gare di altri famosi circuiti nazionali e stranieri ed anche, in modo più o meno diretto, delle partite calcistiche casalinghe dei biancorossi.

 

Erminio Ferranti nel ricordo del giornalista Marco Pirola, attuale direttore de Il Cittadino

 

’Erminio Ferranti – racconta Marco Pirola, il curatore dell’incisiva pubblicazione del 2016 – era ‘spietato’, prima di colpire le sue vittime con la macchina fotografica. Per cogliere l’attimo giusto, rapire lo sguardo più intenso. La maestosità della figura di Enzo Ferrari, fotografato a bordo pista, come se fosse un tifoso qualunque, ritratto a conversare amabilmente con curiosi e giornalisti. I tragici momenti dell’incidente mortale di Ronnie Peterson, vissuto in diretta. Scatti drammatici che hanno fatto il giro del mondo e sono finiti negli annali dell’automobilismo planetario. Ma anche l’immagine di un giovanissimo Alain Delon alla porta di Vedano. Fascinoso, nello scatto di più di 40 anni fa, con i pantaloni a zampa di elefante e sigaretta in bocca. Bello e dannato! L’attore francese, già spietato con le donne, figurava agli inizi della sua carriera. Idolo delle signore e signorine di mezzo mondo, come del resto lo era allora Jean Paul Belmondo appoggiato al guard-rail di Monza, come se fosse una comparsa qualunque. Se dovessi descrivere in poche parole Erminio Ferranti direi che è stato, per mezzo secolo, un implacabile custode di emozioni. Un inesorabile giustiziere di immagini. I suoi 50 anni di marciapiede, per usare una definizione a lui cara, gli hanno permesso di toccare con mano ed immortalare, in una sequenza, o anche in una sola immagine, la storia, il mito, la leggenda di Monza. Tutte le generazioni di cronisti, o aspiranti tali, sono passati dai suoi consigli e dalla sua generosità proverbiale.’’. Ma Erminio Ferranti non era solo dedito ai motori. Molti lo ricordano, nei sabati sera d’estate, con la sua immancabile Canon a tracolla, ai bordi della pista di hockey ai Boschetti Reali e, soprattutto, la domenica pomeriggio, sul perimetro del ‘Sada’, vicino all’altrettanto abile moglie ‘Nuccia’, a caccia di qualche spettacolare foto da aggiungere a quelle di routine, con gli scatti dei gol, realizzate dalla consorte. Poi, nelle ore successive alla partita, la corsa in macchina per portare personalmente nelle redazioni dei giornali, con i quali collaborava da anni, le stampe uscite dal suo laboratorio di via Pesa del lino, a pochi passi dalla storica Porta de’ Gradi, demolita nel 1908, con il caratteristico e noto ‘Punt de la Mariota’ (pittoresca definizione scaturita dal nome di una conosciutissima e robusta fruttivendola che, agli inizi del XIX secolo, vendeva la sua merce accanto al medievale ingresso in città).

 

(Fine prima parte)

 

Enzo Mauri